
Introduzione
Quante volte hai sentito dire “è un narcisista” questa settimana? Sui social, al bar, in famiglia. La parola narcisista è diventata la spiegazione di tutto. Un’etichetta comoda, rapida, che sembra mettere ordine. Ma quando una parola spiega tutto, spesso non spiega niente. E rischia di fare più danni che di apportare chiarezza.
In questo articolo ti propongo cinque chiarimenti. Non per difendere chi fa del male. Ma per capire davvero cosa si nasconde dietro questa parola — e cosa puoi fare con quella comprensione.
Chiarimento 1 — Il narcisista non è una categoria, è uno spettro
Non esiste “il narcisista” come tipo fisso di persona. Il narcisismo è una dimensione presente in tutti noi, in misura diversa — come la temperatura corporea: ognuno ce l’ha, il problema è quando sale troppo.
Su questo spettro troviamo forme molto diverse tra loro:
- Overt (grandioso) — il classico: dominante, al centro, bisogno esplicito di ammirazione
- Covert (vulnerabile) — il narcisismo vulnerabile, silenzioso, ipersensibile, si sente speciale ma incompreso
- Maligno — la forma più estrema, con tratti antisociali
- Collettivo — non nella relazione intima, ma nel gruppo: la famiglia, il clan, il partito
La domanda giusta non è “è un narcisista?” ma “dove si colloca su questo spettro, e in quale contesto?” Vale la pena farsela anche su noi stessi. Perché il narcisismo non è una caratteristica degli altri. È una dimensione umana.
Questo non significa che tutto sia uguale. Significa che la realtà è più complessa di un’etichetta.

Chiarimento 2 — Il narcisista Il narcisismo covert e le forme che non riconosci
Il narcisista che tutti immaginano è quello grandioso, rumoroso, al centro della stanza. Ma esistono forme molto meno visibili. E spesso sono proprio quelle più difficili da riconoscere — e da cui è più difficile proteggersi.
- Il narcisista vulnerabile — soffre, si sente incompreso, reagisce con ritiro o risentimento. Difficile da riconoscere perché sembra fragile, non prepotente. Per questo è difficile da vedere.
- Il narcisista donna — spesso invisibile perché i criteri diagnostici sono stati storicamente pensati al maschile. Si manifesta diversamente: controllo relazionale, competizione, manipolazione affettiva sottile
- Il narcisista “vittima” — usa il ruolo di chi soffre per ottenere attenzione e controllo. Paradossalmente difficilissimo da riconoscere
- Il narcisista funzionale — ha successo, è carismatico, stimato. Il danno lo vedi solo da vicino, nella relazione intima
- Riconoscere queste forme non significa diagnosticare chi ti sta vicino. Significa capire meglio cosa stai vivendo — e perché certi comportamenti ti lasciano confuso o svuotato.
Chiarimento 3 — Dietro il narcisista c’è sempre una ferita
La psicologia dello sviluppo ci insegna che i primi anni di vita sono fondamentali per costruire il senso di sé. Un bambino ha bisogno di essere visto — non idealizzato, non ignorato, ma visto per quello che è davvero.
Heinz Kohut, uno dei teorici più importanti sul narcisismo, parlava di mirroring — il bisogno primario di essere rispecchiati da una figura significativa. Quando questo rispecchiamento sembra mancare, risultare distorto o essere condizionale — “ti amo, ma devi essere il migliore”, “non puoi sbagliare”, “non devi mancare in nulla”. O ancora, più sottile: “noi genitori ti diamo tutto, non ti facciamo mancare nulla — l’unica cosa che ti chiediamo è solo fare il proprio dovere, andare bene a scuola, tenere la cameretta in ordine.” Oppure: “vogliamo per te quello che noi non abbiamo avuto.” Messaggi che nascono spesso da amore genuino, ma che caricano il figlio di un peso che non ha scelto — e che impara presto a portare, o contro cui impara a difendersi. Il bambino impara una strategia per sopravvivere emotivamente.
Il narcisismo è spesso una di queste strategie. Non una scelta consapevole, non un difetto di carattere, ma un adattamento — rigido e costoso — a un ambiente che non ha saputo rispondere al bisogno reale.
Il dolore causato da una persona con tratti narcisistici è reale. E porta chi lo ha vissuto a sviluppare a sua volta un approccio alla vita che può diventare narcisistico — perché il dolore non elaborato si trasmette, nelle relazioni e nei pattern che ripetiamo.
Ecco perché punire o etichettare raramente porta a una vera risoluzione. Apre una strada di evitamento che non libera nessuno. Né chi soffre né chi ha sviluppato questi pattern.
I messaggi condizionali possono sembrare innocui: “ti amo, ma devi essere il migliore”, “non puoi sbagliare”, “vogliamo per te quello che noi non abbiamo avuto.” Nascono spesso da un amore genuino. Ma caricano il figlio di un peso che non ha scelto.

Chiarimento 4 — L’etichetta del narcisista può essere un punto di partenza, non di arrivo
Dire “è un narcisista” dà sollievo. Mette ordine nel caos emotivo, dà un nome a qualcosa che faceva male senza spiegazione. E questo ha un valore — non va sottovalutato.
Ma troppo spesso l’etichetta diventa un punto di arrivo. Si smette di guardare la relazione nella sua complessità. Si smette di chiedersi cosa è successo, come ci si è arrivati, cosa si vuole davvero. L’altra persona diventa solo “il narcisista” — e si rischia di restare bloccati in un ruolo, quello di vittima, che non lascia spazio al cambiamento.
L’etichetta diventa utile quando è un punto di partenza — quando apre domande invece di chiuderle. Quando spinge a capire di più, a mettersi in discussione, a conoscere meglio se stessi. E da lì, a delineare una linea d’azione concreta: adattare il proprio comportamento, proteggere i propri confini, o decidere consapevolmente come stare — o non stare — in una relazione con una persona con tratti narcisistici.
La comprensione non giustifica. Orienta.

Chiarimento 5 — Essere narcisista – ci riguarda tutti
Non solo chi lo riconosce negli altri. Non solo chi ha sofferto in una relazione difficile. Non solo chi sospetta di averlo.
Ci riguarda tutti perché tutti abbiamo bisogno di riconoscimento. Tutti abbiamo ferite. Tutti abbiamo usato — almeno una volta — strategie poco funzionali per ottenere attenzione o conferma.
Riconoscerlo non è una colpa. È un punto di partenza.
Narcisismo Snodato non è uno spazio per vittime o carnefici. Non è una caccia al mostro. È uno spazio per chi vuole capire — gli altri, e anche se stesso. Perché la comprensione è il primo passo verso relazioni più libere e consapevoli.
Se sei curioso di esplorare questo tema più in profondità, puoi leggere anche il mio articolo “Narciso non abita solo a casa degli altri“ — il primo di questa serie.
Chiusura
La prossima volta che stai per dire “è un narcisista”, fermati un momento. Non per togliere valore al tuo dolore — che è reale. Ma per comprendere di più, per metterti in discussione, per conoscere meglio te stesso. Per chiederti cosa vuoi fare con quella comprensione. E da lì, per adattare il tuo comportamento o delineare una linea d’azione — per poter scegliere consapevolmente come stare accanto a una persona con questi pattern, o allontanartene.
Capire non significa perdonare tutto. Significa avere più strumenti. Per scegliere. Per proteggerti. Per stare meglio.
Se senti che questo tema ti tocca da vicino — come persona che ha sofferto in una relazione, o come qualcuno che vuole capire meglio se stesso — sono qui. Puoi contattarmi per una prima consulenza, o continuare a leggere gli articoli di Narcisismo Snodato.
Il cambiamento inizia sempre dalla comprensione.
— Dott.ssa Liesbeth Elsink, psicoterapeuta | Un Passo per Volta, Pavia









