Hai mai avuto il cuore che batteva forte prima di una presentazione o di un esame importante? Oppure semplicemente quando vai a lavorare il lunedì mattina? O quella sensazione di stomaco chiuso prima di una conversazione o di un’attività difficile? Benvenuta Ansia!
Probabilmente dopo esserti spaventato ti sei detto — o te lo hanno detto — che dovevi “calmarti”. Magari hai iniziato a chiederti se hai un problema con l’ansia — e l’hai vissuta come qualcosa da eliminare. Invece no! Benvenuta Ansia!
Perché se ti dicessi che quell’ansia sta cercando di aiutarti?
Benvenuta Ansia non è quindi uno slogan provocatorio. È un invito a cambiare prospettiva — e con essa, il tuo rapporto con una delle emozioni più fraintese che esistano.
1. L’ansia non è un difetto: è un messaggero
In una cultura dove tutti pensano di dover controllare le proprie emozioni, l’ansia viene spesso vissuta come una debolezza, un ostacolo, un malfunzionamento. Molte persone arrivano in terapia con una richiesta che sembra semplice ma che è impossibile: “Non voglio più sentire l’ansia.”
L’ansia non è un errore in te. È il sistema nervoso che funziona esattamente come dovrebbe — solo che a volte si attiva anche quando il pericolo non c’è davvero. Ecco perché benvenuta ansia!
2. Cosa succede nel corpo quando sentiamo ansia
Per capire l’ansia dobbiamo capire sia la mente sia il corpo. Quando percepiamo una minaccia — reale o immaginata — il cervello attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, innescando il rilascio di adrenalina e cortisolo. Il cuore accelera, i muscoli si tendono, la respirazione si fa più rapida: il corpo si prepara a reagire. In attività sportiva, per esempio, è fondamentale per poter dare prestazioni; in momenti di pericolo imminente, assolutamente necessario. Il nostro corpo è un meccanismo ingegnoso che sa perfettamente come reagire. Benvenuta Ansia!
È il famoso meccanismo “attacco-fuga-congelamento”, descritto in modo approfondito dalla ricerca di Stephen Porges sulla teoria polivagale.
La Teoria Polivagale (Porges, 2011) ci aiuta in modo elegante a comprendere come il sistema nervoso autonomo non operi semplicemente in modo binario (acceso/spento), ma attraverso una gerarchia di risposte che va dalla connessione sociale sicura (il livello ventro-vagale), attraversando una fase di attivazione a livello parasimpatico, fino all’immobilizzazione o allo spegnimento da paura o da fasi depressive. L’ansia si colloca soprattutto nei passaggi di questo continuum. Per capire tutto questo processo, diciamo quindi: Benvenuta Ansia!
Quando smetti di combattere le sensazioni corporee dell’ansia — o di arrenderti a esse — e inizi a leggerle come comunicazioni, qualcosa di importante cambia. Capire il sistema nervoso autonomo diventa allora uno strumento prezioso: non qualcosa da subire, ma qualcosa con cui imparare a collaborare. Benvenuta ansia!
3. L’ansia funzionale: quando serve davvero
È importante capire che l’ansia non è necessariamente negativa. Non tutto il fenomeno è uguale. Esiste una distinzione fondamentale tra ansia funzionale e ansia disfunzionale. In entrambi i casi diamo benvenuto al concetto. Quindi: Benvenuta Ansia!
L’ansia funzionale ti aiuta a:
- Prepararti meglio per un’attività o evento importante
- Riconoscere situazioni che richiedono una particolare attenzione
- Mobilizzare energia e risorse cognitive
- Mantenere la giusta soglia di allerta in contesti di incertezza
- Connetterti con i tuoi valori e tenerli in vita (l’ansia è spesso proporzionale a ciò che ti sta davvero a cuore)
Benvenuta Ansia!
L’ansia disfunzionale, invece, è quella che si attiva in modo sproporzionato, persistente o generalizzato — scollegata da una minaccia reale, invasiva nel quotidiano, limitante. È qui che la psicoterapia ha un ruolo fondamentale: aiutarti a riconoscerla, accoglierla, capirla e ragionarla in modo diverso. Benvenuta Ansia!
Ma anche l’ansia disfunzionale, in eccesso, porta un messaggio. Spesso indica un sistema nervoso sovraccarico, una storia emotiva e di vita con momenti non elaborati, schemi operativi e relazionali appresi in passato che oggi risultano disfunzionali, perché bloccanti. L’approccio EMDR (Shapiro, 2001) lavora proprio su questi strati profondi, aiutando a rielaborare le memorie traumatiche che alimentano risposte d’ansia croniche. Benvenuta Ansia!
4. La psicologia adleriana e il significato dell’ansia
Nella prospettiva di Alfred Adler — fondatore della Psicologia Individuale e punto di riferimento del mio lavoro clinico — le emozioni non sono fenomeni casuali. Hanno una direzione, uno scopo, un significato nel contesto della vita della persona.
L’ansia, in questa lettura, spesso emerge quando sentiamo di non essere all’altezza di un compito vitale, quando percepiamo una distanza tra chi siamo e chi vorremmo essere, o quando il senso di appartenenza — quel bisogno fondamentale di fare parte di qualcosa di più grande di noi — viene minacciato. Attraverso Benvenuta Ansia ascoltiamo il fenomeno.
“Ogni sintomo ha una funzione. Prima di eliminarlo, bisogna capire cosa sta proteggendo.”
— Adler, A. (1931). What Life Could Mean to You. Oneworld Publications.
Questo non significa giustificare la sofferenza. Significa onorare l’intelligenza profonda del sistema psichico, che spesso sa — anche quando noi non sappiamo ancora — dove guardare. Benvenuta Ansia!
La psicoterapia serve proprio a questo: aiutarti a vedere, capire, analizzare e onorare quelle parti di noi rimaste inesplorate — senza giudizio, accogliendole — per poi trasformare gli elementi disfunzionali. Benvenuta Ansia!
5. Come iniziare a cambiare il tuo rapporto con l’ansia
Accogliere l’ansia non significa rassegnarsi a essa. Significa smettere di trattarla come un’intrusione e iniziare a considerarla un interlocutore. Benvenuta Ansia|
Ecco alcune pratiche che propongo nella mia clinica, integrate con il lavoro terapeutico:
🌿 Nomina l’ansia
La ricerca sulla regolazione emotiva (Lieberman et al., 2007) mostra che nominare un’emozione — il cosiddetto “affect labeling” — riduce l’attivazione dell’amigdala. Non “sto male” in generale, ma “sento ansia per questo particolare motivo”: una differenza sottile, ma potente. Si tratta quindi di contestualizzare il sintomo per capirlo meglio e lavorarlo in terapia. Benvenuta Ansia!
🌿 Osserva le sensazioni corporee senza giudicarle
La mindfulness, integrata nel protocollo MBSR (Kabat-Zinn, 1990), insegna a stare con le sensazioni fisiche dell’ansia senza amplificarle con il pensiero. Il corpo parla: impara ad ascoltarlo — e ad aiutarlo a rispondere in modo più funzionale, attraverso il respiro, la posizione e il pensiero diversificato. Benvenuta Ansia!
🌿 Chiediti: cosa sta cercando di proteggermi questa ansia?
Questa domanda sposta il baricentro. Da “come mi libero di questa sensazione” a “cosa ha da dirmi”. È una domanda adleriana per eccellenza: cerca il senso, non solo il sintomo. Benvenuta Ansia!
🌿 Muoviti
L’attività fisica supporta la regolazione del sistema nervoso autonomo, aiuta a scaricare l’arousal dell’ansia e migliora la finestra di tolleranza emotiva. Benvenuta Ansia!

6. Quando l’ansia diventa un disturbo: quando chiedere aiuto
C’è una differenza importante tra provare ansia — normale, umano, funzionale — e soffrire di un disturbo d’ansia. Se l’ansia:
- Interferisce in modo invalidante con il lavoro, le relazioni e/o le attività quotidiane
- Persiste per settimane o mesi senza capire una causa chiara
- Si manifesta con attacchi di panico, comportamenti di evitamento, problemi di sonno e altro
- Ti fa sentire intrappolato/a senza risorse e energia
…allora è il momento di chiedere supporto professionale. Non perché tu non vada bene, ma perché hai diritto a strumenti migliori. In entrambi i casi, sia che si tratti di ansia funzionale sia di quella disfunzionale, diciamo, benvenuta ansia.
Nel mio studio a Pavia — e online per chi si trova lontano o all’estero — lavoro con adulti e adolescenti (dai 16 anni) integrando psicoterapia adleriana, EMDR, teoria polivagale, mindfulness e, quando appropriato, la realtà virtuale come strumento terapeutico innovativo. Benvenuta Ansia diventa un campo dove poter applicare questi strumenti.
7. Un passo per volta
Cambiare il rapporto con l’ansia non avviene in una notte. Avviene un passo per volta — come il nome del mio sito.
Comincia oggi con qualcosa di semplice: la prossima volta che senti l’ansia arrivare, invece di combatterla, prova a dirle: “Ti vedo. Ti sento. Benvenuta Ansia, cosa vuoi dirmi?”
Non è resa. È intelligenza emotiva. Benvenuta Ansia!
Riferimenti bibliografici
1. Adler, A. (1931). What Life Could Mean to You. Oxford: Oneworld Publications.
2. Barlow, D.H. (2002). Anxiety and Its Disorders: The Nature and Treatment of Anxiety and Panic (2nd ed.). New York: Guilford Press.
3. Kabat-Zinn, J. (1990). Full Catastrophe Living: Using the Wisdom of Your Body and Mind to Face Stress, Pain, and Illness. New York: Delacorte Press.
4. Lieberman, M.D., Eisenberger, N.I., Crockett, M.J., Tom, S.M., Pfeifer, J.H., & Way, B.M. (2007). Putting feelings into words: Affect labeling disrupts amygdala activity in response to affective stimuli. Psychological Science, 18(5), 421–428.
5. Porges, S.W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-regulation. New York: W.W. Norton & Company.
6. Shapiro, F. (2001). Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR): Basic Principles, Protocols, and Procedures (2nd ed.). New York: Guilford Press.
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