Narciso non abita solo a casa degli altri: Narcisismo in 4 dettagli

Due persone si riflettono in uno specchio d'acqua — narcisismo e relazione

«Quando Narciso morì, lo stagno del suo piacere cambiò da coppa di acque dolci in coppa di lacrime salate. Le Oreadi vennero piangendo e dissero allo stagno: “Non ci meravigliamo che tu pianga, Narciso era tanto bello.” “Ma era bello Narciso?” disse lo stagno. “Chi potrebbe saperlo meglio di te?” risposero le Oreadi. “Noi ci passava sempre accanto, ma te ti cercava, e si sdraiava sulle tue sponde e ti guardava.” E lo stagno rispose: “Ma io amavo Narciso perché, quando si sdraiava sulle mie sponde e mi guardava, nello specchio dei suoi occhi io vedevo sempre rispecchiata la mia bellezza.”»Oscar Wilde, Il Discepolo

Anche lo stagno cercava se stesso.

Questa piccola frase cambia tanto. Perché nel momento in cui la leggi, la storia di Narciso smette di essere solo la storia di qualcun altro — di quell’uomo là, difficile, egoriferito, incapace di vederti davvero. Diventa anche la tua. E la mia.

Narciso non abita solo a casa degli altri.

Non per colpa. Non per condanna. Ma per riconoscimento.

Allora facciamo un passo indietro. Un passo per volta, come si conviene. Narcisismo in 4 dettagli.

Dettaglio 1 — Narcisismo: una parola che usiamo troppo e conosciamo poco

Negli ultimi anni la parola narcisismo è entrata nel linguaggio comune con una velocità impressionante. Usiamo il termine narcisismo per descrivere il capo insopportabile, l’ex che non ha mai chiesto scusa o che ha fatto ghosting, il politico che parla solo di sé, l’amico o l’amica che trasforma ogni tua storia in un racconto su di lui o su di lei, il marito, la moglie, il suocero, la suocera. A volte usiamo la parola narcisismo per descrivere noi stessi, in quei momenti in cui ci guardiamo troppo allo specchio — metaforicamente o no.

Narciso non abita solo a casa degli altri.

Il problema è che quando una parola viene usata per tutto, finisce per non dire niente.

Il narcisismo, in senso psicologico, non è un’invenzione moderna né un’etichetta da usare per chi ci fa stare male. È una dimensione della personalità umana — presente in tutti noi in misura diversa, lungo uno spettro che va dal sano al patologico.

Sì, hai letto bene: in tutti noi.

Il narcisismo sano è quella parte di noi che sa stare al mondo con un certo senso del proprio valore. È l’autostima che ci permette di difendere i nostri confini, di credere nelle nostre idee, di non sparire dentro le aspettative degli altri. Senza una quota di narcisismo sano, non sopravviveremmo — né come individui né come specie.

Narciso non abita solo a casa degli altri.

Il problema nasce quando questo bisogno di riconoscimento si irrigidisce, si gonfia, smette di essere in dialogo con la realtà e con gli altri. Quando diventa l’unica lente attraverso cui tutto viene filtrato. Quando l’altro non è più una persona, ma uno specchio — da usare finché riflette l’immagine giusta, da scartare quando non lo fa più.

Il DSM-5, il manuale diagnostico internazionale, lo dice chiaramente: i tratti narcisistici diventano un disturbo solo quando sono rigidi, persistenti e causano una compromissione significativa nella vita di una persona. Avere tratti narcisistici — e lo ripetiamo: li abbiamo tutti — non è la stessa cosa che avere una diagnosi.

Dettaglio 2 — La ferita sotto la maschera: cosa ci ha insegnato Alfred Adler sul narcisismo

Persona che nasconde il volto dietro uno specchio — i tre volti del narcisismo

Alfred Adler, lo psicologo austriaco fondatore della Psicologia Individuale — la linea teorica psicodinamica come filo rosso nel mio lavoro — aveva capito qualcosa di essenziale già all’inizio del Novecento: dietro ogni comportamento umano c’è un movimento. Un tentativo di andare da qualche parte — verso l’appartenenza, verso il riconoscimento, verso la connessione.

Adler era convinto che ogni essere umano nasca con un senso di inferiorità. Non come patologia, ma come condizione universale: siamo tutti bambini piccoli in un mondo di grandi, dipendenti, vulnerabili, bisognosi di essere visti e accolti.

Questo senso di inferiorità, se elaborato in modo sano, diventa il motore della crescita — ci spinge a migliorarci, a connetterci, a contribuire nelle tre grandi sfere della vita che Adler considerava fondamentali: l’amore e le relazioni affettive, il lavoro, e la vita sociale. Un passo per volta. Ogni fase dello sviluppo ci porta a esperienze più azzardate, più coraggiose.

Il problema nasce quando questo processo si inceppa.

Quando un bambino cresce in un ambiente che non sa rispondere al suo bisogno di riconoscimento, di sicurezza, di comprensione, di affetto — per trascuratezza, per iperprotezione, per un amore condizionato alle prestazioni e alle aspettative — impara che il mondo non è un posto sicuro in cui essere semplicemente se stesso. E cerca, e magari trova, strategie alternative per sentirsi al sicuro. Per sentirsi abbastanza.

Il comportamento narcisistico, in ottica adleriana, è una di queste strategie. Non è il segno di qualcuno che si ama troppo. È il segno di qualcuno che non si è mai sentito amato abbastanza — o nel modo giusto — e ha trovato nella grandiosità, nel controllo, nel bisogno costante di ammirazione un modo per non sentire quel vuoto.

Adler chiamava questo meccanismo compensazione. Quando la compensazione diventa eccessiva — quando il bisogno di sentirsi superiori prende il sopravvento sul bisogno di connettersi davvero — si sviluppa quello che lui chiamava complesso di superiorità. Una maschera che protegge, ma che isola.

Non è una giustificazione per i comportamenti che fanno male. È una spiegazione. E la differenza, in terapia come nella vita, è enorme. Va accolta, accettata, capita, elaborata — con il tempo che serve e con il supporto giusto.

Narciso non abita solo a casa degli altri. Abita anche in quella parte di noi che ha imparato, da piccola, che per essere amata doveva essere perfetta. O invisibile. O sempre disponibile. O sempre al primo posto.

Dettaglio 3 — Chi sei in questa storia? I 3 volti del narcisismo

Specchio antico con riflesso del cielo — la ferita nascosta dietro la maschera narcisistica

Quando parliamo di narcisismo, tendiamo a dividerci subito in due squadre: le vittime e i narcisisti. Quelli che fanno del male e quelli che lo subiscono. È comprensibile — le relazioni con persone con forti tratti narcisistici possono essere davvero logoranti, confondenti, dolorose.

Ma la realtà è più sfumata. E più interessante.

Narciso non abita solo a casa degli altri.

Nella mia esperienza clinica — e nel lavoro che faccio ogni giorno con adolescenti, adulti e coppie — ho imparato che quando il narcisismo entra in una stanza, non entra mai da solo. Entra sempre in relazione. E in quella relazione ci sono almeno 3 posizioni possibili.

La prima: hai vissuto qualcosa in una relazione — d’amore, familiare, di amicizia, di lavoro — che ti ha lasciato confuso, svuotato, o con una versione di te stesso che non riconosci più. Riconosci il gaslighting — una forma di manipolazione psicologica che prende il nome dal film Gaslight del 1944, diretto da George Cukor con Ingrid Bergman, in cui il marito altera le luci a gas della casa e nega qualsiasi cambiamento, fino a far dubitare la moglie della propria sanità mentale — anche se nessuno te lo ha mai spiegato con questo nome.

Conosci il ghosting anche se pensi di essere solo tu a sperimentarlo. Lo hai vissuto. Ti sei chiesta mille volte se il problema sei tu. Hai imparato a camminare sulle uova. E forse ancora oggi fai fatica a fidarti del tuo stesso giudizio.

La seconda: hai riconosciuto qualcosa in te stesso. In un articolo, in un video, in una conversazione. Il bisogno di avere ragione, la necessità di puntualizzare gli errori degli altri, esprimendo giudizio e sottolineando la propria opinione senza dare la possibilità di risposta. La difficoltà a reggere le critiche. Il senso di non essere mai abbastanza riconosciuta, nonostante tutto quello che fai. Ci vuole coraggio a guardarsi così. Ed è già un passo enorme. Un passo per volta.

La terza: ami qualcuno con questi pattern — un genitore, un figlio, un partner, un collega, un amico. Qualcuno che non puoi — o non vuoi — semplicemente eliminare dalla tua vita. E stai cercando di capire come stare in quella relazione senza perderti, senza diventare complice, senza smettere di volergli bene — ma nemmeno di continuare a stare male.

3 posizioni diverse. 3 dolori diversi. Un filo comune: lo specchio.

Perché — e qui torniamo a Wilde e al suo stagno — spesso entriamo in queste dinamiche anche noi con un bisogno. Un bisogno di essere visti, confermati, amati in un modo preciso. E questo non ci rende colpevoli. Ma ci rende partecipanti. E riconoscerlo è il primo, vero passo verso qualcosa di diverso.

Non stai cercando una diagnosi da mettere addosso a qualcuno. Stai cercando una bussola.

Narciso non abita solo a casa degli altri. Abita anche nella nostra storia, nel nostro bisogno di essere visti, nel modo in cui guardiamo chi ci sta accanto.

Dettaglio 4 — Snodare il narcisismo: capire vale più di condannare

Il progetto Narcisismo Snodato nasce da una convinzione precisa: che parlare di narcisismo come di un mostro da smascherare e deresponsabilizzarsi non aiuta nessuno.

Non aiuta chi è stato ferito — che resta intrappolato in una storia di vittima senza via d’uscita. Non aiuta chi riconosce questi tratti in sé — che si chiude nella vergogna invece di aprirsi alla comprensione. E non aiuta chi ama qualcuno con questi pattern — che oscilla tra la speranza di cambiarlo e il senso di colpa per volerlo lasciare.

Snodare significa portare alla luce, con rispetto e senza semplificazioni. Significa tenere insieme la complessità — la ferita che sta sotto e il comportamento che fa male — per poi accogliere, accettare, capire ed elaborare quello che c’è, prima di giudicare o giudicarsi.

Il mio lavoro si radica nella psicologia adleriana — una linea teorica psicodinamica che vede ogni comportamento, anche il più difficile da accettare, come un tentativo di rispondere a un bisogno. A questo aggiungo strumenti che permettono di lavorare non solo con la mente, ma con il corpo. La teoria polivagale ci insegna che certe dinamiche relazionali lasciano tracce reali nel sistema nervoso — non è “solo nella testa.” L’EMDR permette di lavorare su queste tracce in modo diretto, quando la comprensione razionale da sola non basta.

Il percorso segue un filo preciso. Prima si accoglie — quello che è successo, quello che si sente, senza giudizio. Poi si capisce — il pattern, le sue origini, la storia in cui si è sviluppato. Poi si elabora — emotivamente, corporalmente, non solo razionalmente. Poi si accetta — non nel senso di rassegnarsi, ma nel senso di vedere la realtà per quella che è. E infine si sceglie — perché adesso che sai, hai una responsabilità nuova. Verso te stesso, e verso gli altri.

Non c’è un villain — un cattivo da film — e non c’è una vittima. Ci sono persone — tutte perfettamente imperfette, tutte con una storia — che cercano, spesso nel modo sbagliato, di essere viste.

Esattamente come Narciso. Esattamente come lo stagno.

Narciso non abita solo a casa degli altri. E riconoscerlo — con onestà, con coraggio, un passo per volta — è già il primo passo verso qualcosa di diverso.

Chi sono

Vuoi capire meglio cosa sta succedendo — in una relazione, in te stesso, o con qualcuno che ami?

Sono Liesbeth Elsink, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento adleriano, iscritta all’OPL con il numero 22293. Lavoro a Pavia e online, in italiano, inglese e olandese, con adolescenti (dai 16 anni), adulti e coppie. Mi occupo di narcisismo da anni — non solo come terapeuta, ma come studiosa. Porto anche uno sguardo particolare: quello di chi osserva certi pattern relazionali da una prospettiva cross-culturale. Trent’anni vissuti tra culture diverse mi hanno insegnato quanto il contesto — familiare, sociale, culturale — plasmi il modo in cui certe dinamiche nascono, si ripetono, e a volte si normalizzano senza che nessuno le nomini.

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Liesbeth Elsink

Psicologa laureata in Psicologia Clinica. Condivido su questo sito opinioni, suggerimenti, consigli, idee e motivazioni collegando il campo della psicologia con le persone.

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Il Narcisismo Snodato
Un percorso per capire le dinamiche narcisistiche senza giudicare, e ritrovare la tua direzione.

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