Capire le dinamiche narcisistiche per ritrovare te stesso nelle relazioni, nella famiglia, nel lavoro

Forse riconosci alcune di queste situazioni nella tua vita:

“Il Narcisismo Snodato” nasce da una convinzione: che capire valga più di condannare. Il narcisismo non è una sentenza. Non è un’etichetta da applicare a qualcuno per chiudere il caso. È un pattern, un modo di stare nel mondo che attraversa le relazioni, la famiglia, il lavoro. Un modo che, in forme diverse, appartiene a tutti noi.

Il narcisismo è uno spettro. Esiste in gradi diversi, in forme diverse, e in tutti noi. C’è una parte narcisistica sana e necessaria: quella che ci permette di avere autostima, di difendere i nostri confini, di credere nel nostro valore. Il problema è quando questi tratti diventano un sistema rigido, un modo automatico di rispondere al mondo che non lascia spazio all’altro, che protegge il sé a spese delle relazioni, che genera sofferenza: in chi ci vive accanto, e spesso anche in chi li porta.
La domanda utile non è “è un narcisista?” La domanda utile è: quanto questo pattern sta facendo male? A chi? E cosa puoi scegliere adesso che lo sai? Il primo passo, per chiunque, è riuscire a vedere con chiarezza quello che sta succedendo. Sapere dove sei. E da lì, capire come andare avanti. Senza dover scegliere da che parte stare.
Sono la Dottoressa Liesbeth Elsink, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento adleriano, iscritta all’OPL con il numero 22293.
Ho lavorato per oltre 25 anni in contesti aziendali internazionali prima di dedicarmi alla psicologia. Ho completato la mia formazione in psicoterapia presso la Scuola Adleriana del CRIFU e mi sono specializzata in EMDR, teoria polivagale e psicologia aumentata con realtà virtuale.
Mi occupo di narcisismo da anni, non solo come terapeuta ma anche come studiosa. Seguo il lavoro di clinici e ricercatori internazionali che si occupano di questo fenomeno nella sua complessità, e ho integrato nel tempo un approccio che unisce la clinica adleriana alla comprensione relazionale e culturale del narcisismo.
Porto uno sguardo particolare: quello di chi osserva certi pattern relazionali da una prospettiva cross-culturale. Trent’anni vissuti tra culture diverse mi hanno insegnato quanto il contesto, familiare, sociale, culturale, plasmi il modo in cui certe dinamiche nascono, si ripetono, e a volte si normalizzano senza che nessuno le nomini.
Lavoro a Pavia con adolescenti (dai 16 anni) e adulti, in presenza e online, in italiano, inglese e olandese.

Hai vissuto qualcosa che ancora non riesci a spiegare bene. Una relazione che ti ha lasciato confuso, svuotato, o con una versione di te stesso che non riconosci più. Non sei qui per condannare nessuno. Sei qui per capire.
Hai riconosciuto qualcosa di te stesso. Un pattern che ti appartiene, nel modo in cui reagisci, nel modo in cui gestisci il bisogno di controllo o di riconoscimento. E invece di voltarti dall’altra parte, hai scelto di guardarlo. Questo richiede coraggio.
Ami qualcuno con questi pattern, o ci hai a che fare. Un genitore, un figlio, un partner, un collega. Qualcuno che non puoi o non vuoi eliminare dalla tua vita. E stai cercando di capire come stare in quella relazione senza perderti.
Non stai cercando una diagnosi da mettere addosso a qualcuno. Stai cercando una bussola. Qualunque sia il tuo punto di partenza, sei nel posto giusto.

Il mio approccio si radica nella psicologia adleriana e integra strumenti che permettono di lavorare con la mente e con il corpo:
Alfred Adler credeva che ogni comportamento, anche quello più difficile da comprendere, abbia un senso. Che dietro ogni pattern rigido ci sia un bisogno non soddisfatto, una ferita non elaborata, una strategia di sopravvivenza che a un certo punto ha smesso di funzionare. Non per giustificare il danno che questi pattern producono, ma per capirlo. Perché capendo si sceglie diversamente. Nel mio lavoro non guardo mai la situazione che mi porti come qualcosa di isolato. La leggo dentro una storia più ampia, con uno sguardo psicodinamico: quello che hai vissuto, quello che porti nel corpo, quello che si ripete nelle tue relazioni senza che tu l’abbia scelto.
La teoria polivagale ci insegna che certe dinamiche relazionali, specialmente quelle che si ripetono da anni, lasciano tracce nel sistema nervoso. Non è “nella testa.” È una risposta fisiologica reale, che si riconosce e si modifica. Il narcisismo patologico, nella maggior parte dei casi, non nasce dal nulla. Nasce da una ferita, da un bisogno di riconoscimento che non ha trovato risposta, da un ambiente che non ha insegnato a tollerare la vulnerabilità. Il comportamento narcisistico è spesso una strada sbagliata verso un bisogno legittimo: essere visti, essere al sicuro, contare qualcosa.
L’EMDR permette di lavorare sulle tracce lasciate dalle dinamiche relazionali in modo diretto, quando la comprensione razionale da sola non basta. Capire cosa sta succedendo non significa giustificare il danno che questi pattern producono. Significa avere gli strumenti per riconoscerli, e per lavorarci, da qualunque posizione ci si trovi.
Lavoro con le persone che arrivano qui da una posizione di partenza che non giudico e non classifico. Quello che mi interessa non è stabilire chi è il narcisista nella stanza, ma capire il pattern, da dove viene, e cosa è possibile fare adesso.
La bussola non giudica. Orienta.
Il percorso segue un filo preciso. Prima si accoglie: quello che è successo, quello che si sente, senza giudizio. Poi si capisce: il pattern, le sue origini, la storia in cui si è sviluppato. Poi si elabora: emotivamente, corporalmente, non razionalmente. Poi si accetta: non nel senso di rassegnarsi, ma nel senso di vedere la realtà per quella che è. Infine si sceglie: perché adesso che sai, hai una responsabilità nuova. Verso te stesso, e verso gli altri.
Questo vale per chiunque arrivi qui: che tu abbia sofferto in una relazione, che tu abbia riconosciuto qualcosa in te stesso, o che tu stia cercando di capire come stare accanto a qualcuno senza perderti.
Lavoro con adolescenti (dai 16 anni) e adulti che vogliono capire cosa sta succedendo nelle loro relazioni e scegliere come andare avanti.
La mia esperienza professionale combina oltre 25 anni nel mondo aziendale internazionale e una formazione clinica specialistica in psicologia e psicoterapia adleriana. Questa doppia prospettiva mi permette di comprendere le dinamiche narcisistiche nei contesti relazionali, familiari e lavorativi con una profondità che nasce dall’esperienza diretta.
Una prospettiva cross-culturale autentica, maturata in trent’anni di vita e lavoro tra Olanda e Italia. Questa esperienza mi permette di comprendere quanto il contesto culturale plasmi il modo in cui certe dinamiche narcisistiche nascono, si ripetono, e a volte si normalizzano senza che nessuno le nomini.
L’integrazione tra corpo e mente nel lavoro terapeutico. Le dinamiche narcisistiche lasciano tracce nel sistema nervoso. Non ci limitiamo al piano cognitivo: lavoriamo direttamente con il sistema nervoso, con le sensazioni corporee, con la memoria implicita del corpo.
Un metodo di lavoro concreto e orientato ai risultati, tipico della cultura nordeuropea, unito all’empatia e al calore necessari per un cambiamento terapeutico reale. Non offro comprensione generica, ma strumenti pratici.
La capacità di lavorare in più lingue: lavorare nella propria lingua madre o nella lingua in cui ci si sente più autentici permette di accedere a livelli emotivi più profondi e facilita il processo terapeutico.
Le mie specializzazioni includono: Abilitazione EMDR per il trattamento dei traumi relazionali. Formazione specifica in terapia dei disturbi della personalità. Psicoterapia adleriana, con focus sulla comprensione del pattern nel contesto di vita della persona. Studio del narcisismo seguendo il lavoro della Dott.ssa Ramani Durvasula e di Sam Vaknin.

Il lavoro su queste dinamiche richiede tempo e uno spazio in cui sentirti libero di portare quello che hai, senza dover già sapere come chiamarlo, senza dover già avere le risposte.
Il primo passo è un colloquio conoscitivo. Nessun impegno, nessuna diagnosi immediata. Uno spazio per raccontare e cominciare a vedere. Ogni percorso è costruito sulla situazione specifica di chi arriva: non esiste un protocollo uguale per tutti, perché ogni storia è diversa.
Clicca e prenota
Clicca e prenota
“La bussola non giudica. Orienta.”
Dott.ssa Liesbeth Elsink – Un Passo per Volta
Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni mese consigli pratici su come gestire ansia e stress nella vita quotidiana. Condivido esercizi, riflessioni e aggiornamenti sulla psicologia e psicoterapia.
Niente spam. Ti scrivo solo quando ho qualcosa di utile da dirti.
